Progetti: Love Difference
Ognuno di noi vive per realizzare delle idee. Ma cosa vuol dire progettare, ad esempio, nel campo culturale? Ne abbiamo parlato con Emanuela Baldi, co-founder di Love Difference, una delle più interessanti piattaforme d'arte e cultura contemporanee nata dal visionario mondo di Cittadellarte di Biella, fortemente voluto da Michelangelo Pistoletto.
Sono portato a pensare a LoveDifference come a una visione, in qualche modo vicina a quella della Cittadellarte di Pistoletto. Cosa è e che obiettivi si è data LD rispetto all'attività di progettazione culturale?
Love Difference è un'associazione il cui presidente e fondatore è Michelangelo Pistoletto, è una emanazione di Cittadellarte e condivide con essa una visione, quella dell'arte al centro della vita, arte come strumento di trasformazione ed evoluzione dei processi sociali, arte che esce dagli spazi classici per entrare in ogni ambito dell'agire. Love Difference intende portare avanti questo pensiero, lo applichiamo in ognuno dei nostri progetti, azioni, eventi. Siamo Filippo Fabbrica ed Emanuela Baldi, coadiuvati da collaboratori ad hoc, un gruppo di persone che hanno deciso di sperimentare la creatività attraverso la partecipazione, il dialogo, lo scambio interdisciplinare. Il nostro interesse è costruire, o meglio contribuire a costruire il benessere, quel bene comune che porta valore e qualità nella vita di ognuno, applicato in micro e macro azioni. Non possiamo immaginare che questo accada senza alcuni strumenti fondamentali: il dialogo con l'altro, lo scambio tra culture, l'imparare facendo, la rete di relazioni umane che giorno dopo giorno negli ultimi 10 anni è diventata il nostro patrimonio più importante accanto alle esperienze condivise. La progettazione culturale è per noi un'atto creativo, che partendo dalla ricerca, dalla visione, dagli obiettivi specifici e più generali creino un percorso, che si svilupperà poi in tutti i suoi dettagli e forme.
Il nome a tratti potrebbe sembrare pretenzioso e far pensare a un approccio eccessivamente idealizzato. Poi, dopo aver studiato i vostri progetti, ti rendi conto di qualcosa di sofisticato, sospeso tra la progettazione partecipata e il coinvolgimento di comunità sociali. Tutto ciò condito con i linguaggi dell'arte. Spiegaci...
Senza grandi ideali e visioni si muore, il più grande insegnamento di Pistoletto artista è proprio quello di guardare bene il alto e lontano. Questa è per me la grande capacità che l'artista offre alla società: la visione allargata e prospettica nel tempo e nello spazio. Tradurre una grande visione nel quotidiano è semplicemente una meravigliosa avventura. Significa ricercare modelli e pratiche, sperimentare metodi, inventare o prendere in prestito prassi e strumenti, adattare tutto questo ogni volta a contesti diversi, persone diverse, situazioni che non restano mai le stesse. Questo significa anche entrare nella complessità delle cose, ricordandoci chi siamo, cosa ci interessa, come possiamo muoverci avendo cura di ogni aspetto di questa complessità, che altro non riflette che la molteplicità di cui ognuno di noi è fatto.
L'arte permette appunto di utilizzare più linguaggi e di inventarne di nuovi, per costruire opportunità di dialogo che modalità di relazione classiche a volte non offrirebbero. L'arte spinge al cambiamento del punto di vista, altro elemento di base per entrare in un contesto e immaginare prospettive di sviluppo o trasformazione inusuali. L'arte si apre all'interdisciplina e all'interconnessione di competenze e capacità per la soluzione di problemi anche tecnici. Il coinvolgimento delle persone (pubblico o comunità) è parte integrante e inscindibile di ogni occasione o processo, altrimenti ogni nostro sforzo sarebbe rivolto solo verso noi stessi.
Ti ho vista in "azione" e ho trovato l'approccio al project management davvero originale. Puoi raccontarci il metodo che usate e che, credo, cambi di volta in volta al secondo del progetto e del target di cui vi occupate?
Target e contesto sono alcuni degli elementi principali da considerare in ogni occasione, anche in una semplice presentazione - se parlo a un'anziano o a un adolescente sicuramente non solo il linguaggio ma anche i contenuti dovranno essere calibrati. Sia Filippo che io, ci consultiamo sempre a questo proposito, chiedendoci cosa ci interessa in quell'azione? Cosa vogliamo trasferire, comunicare; a chi ci stiamo rivolgendo? Dove ci troviamo? Cosa interessa al committente? E non ultimo, cosa interessa a me personalmente?
Nessuno di noi due può immaginare di ideare un progetto senza porci delle domande, che ci portano poi a degli obiettivi che hanno il colore della visione più ampia di cui ho parlato. Questo è il punto di partenza, poi c'è una fase di ricerca ed indagine, cui segue l'ideazione progettuale in tutti i suoi dettagli che tengono di conto di diversi fattori come il target e il contesto appunto, oppure le economie e i tempi. In sintesi estrema: osservazione, relazione, azione, integrazione sono le fasi principali del lavoro, che vengono da noi declinate. Nella fase di ricerca ci avvaliamo di esperienze vissute da noi o da altri per trovare spunti e buone pratiche. Da un punto di vista metodologico, noi molto attingiamo al lavoro di artway of thinking. Siamo pronti anche a fare retro front e rivedere quello che abbiamo ideato se in corso d'opera ci accorgiamo che non funziona o non porta i risultati desiderati. Non manca una buona dose di valore all'intuito, che se seguito onestamente ci offre spesso efficaci chiavi di lettura delle situazioni in cui ci troviamo.
Quanto è importante oggi sapersi confrontare con il contesto multiculturale e perché?
Partiamo da un principio: noi siamo multiculturali individualmente. Ogni individuo è cultura fatta di molteplicità. Noi siamo arrivati a questa conclusione incrociando pensieri di studiosi e pratiche personali e condivise. Io personalmente sono parzialmente toscana, parzialmente salentina. Convivono in me la cultura del Meridione e del centro Italia, è una gran ricchezza poichè ho in me il colore di due meravigliose terre. Se decidessi di rifiutarne una delle due, sicuramente vivrei la tensione della rottura, il contrasto delle loro differenze. Accettando in me la molteplicità che mi compone (non mi riferisco solo a quella regionale) mi offro la possibilità di crescere in un universo di diversità che mi rende ricca di possibilità espressive, emotive, intellettuali. All' "esterno" è la stessa cosa, confrontarsi con le diversità partendo dal presupposto che siamo portatori di diversità intestine offre una prospettiva più armonica in cui interagire. Sicuramente non è semplice portare armonia e stare in armonia in tutto ciò che è molteplice, ma è imprescindibile se tendiamo e teniamo al bene comune. Confrontarsi col multiculturale significa osservare, comprendere, accettare per ciò che si è, senza giudizio ma con profonda compassione. E nella compassione trovare l'armonia del contatto tra forme, stili, colori diversissimi tra loro, che compongono la complessità del reale. Io ne sono sempre profondamente affascinata e trovo nella molteplicità una fonte di ispirazione creativa inesauribile ed una ricchezza infinita.



















