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lug 24

City Power

Ci risiamo. E la cosa peggiore a mio modo di vedere è che sembra ormai davvero difficile uscirne. Un articolo di ieri (23/07/2012) apparso su Repubblica cercava di spiegare la scettica distanza degli investitori stranieri, arabi o cinesi che siano, dall’Italia. Il nostro paese non solo non viene più percepito come territorio di possibili operazioni finanziarie o imprenditoriali, ma è diventato suo malgrado immediata espressione di incertezza politica, di corruzione e inaffidabilità delle istituzioni, di burocrazia e ingiustizia sociale. Un quadro che si complica se pensiamo che il futuro che avanza si delinea sempre più come urgente necessità di recuperare la qualità del vivere e di ripristino di valori equi, sani, intelligenti. Mentre il mondo è coinvolto nella riconfigurazione di nuovi modelli di sostenibilità, tra smart cities e green economy, tra recupero del welfare e della base sociale e riassestamento delle strategie volte all’occupazione, l’Italia sembra ferma, stordita nell’inerzia di un mondo antico che, oltre a non sapersi rinnovare, paralizza in una serie di meccanismi di medievale memoria qualsiasi tentativo di azione. Così, ancora una volta, nel ranking delle città più vivibili uscito, come sempre, sul numero di Monocle di luglio e agosto 2012, tra le prime 25 non compare – SORPRESA – nessuna città italiana. Nell’ottima mappatura illustrata da Laszlito, un’esaustiva e convincente infografica, le prime tre città sono Zurigo – with its blooming economy, enviable airport coinnections, bustling art scene, clean, safe streets and, of course, all those parks and water -, Helsinki – more creative than ever, with a new entrepreneurial spirit, one of the world’s best living environments -, Copenhagen – great food, fashionable crowd, advanced design… Con tutto il rispetto per l’autorevolezza del periodico, non sembrano certo indicatori così sofisticati.  Forse perché, in un certo senso, la qualità della vita si esprime per mezzo della semplicità dell’offerta nei servizi, nella cultura, nel tempo libero; forse perché in alcuni paesi lo stato sociale è un patto condiviso, una meta-regola da cui prescinde la libertà personale, e non è un nemico da aggirare che appena può tende agguati mortali. Cero, avvertono Sophie Grove e Nelly Gocheva, che hanno curato il dossier, what’s the point of a trail-blazing Autolib’ car scheme (Paris) or even a plucky new mayor (Madrid) when hundreds of thousands of young people are out of work?

In una situazione simile,  insistono gli autori, diventa indispensabile cambiare l’ordine degli indicatori in agenda, ed ecco che spunta la voce leisure, perché an outdoor pool or wellmainteined swimming lake can make alla the difference to a community’s health… Questo è ancora una volta per dire che, mentre una delle realtà editoriali più importanti al mondo per capacità di leggere e interpretare gli scenari della contemporaneità mette in luce l’importanza strategica delle opportunità culturali nelle città, per cui la proposta di Molière o Murakami diventa un valore distintivo e un segno di cultura sociale e civica, l’Italia si dibatte nelle pastoie e pastoiette delle sue cattive amministrazioni, dei suoi mondi clientelari e dei suoi politichetti di mezza tacca. Costringendo, va detto una volta per tutte, un’intera nazione e le sue ricchezze a rimanere incastrati nella caricatura grottesca di un paese tutto gastronomia e belle femmine, degno delle stravolte visioni senili di un Woody Allen al tramonto del suo genio.

Se dovessi rispondere secondo cliché, alla parola Svizzera dovrei storcere il naso e pensare alla famosisima battuta di Orson Wells che disse che in anni di calma piatta l’unica cosa che si è prodotta in quel paese sono gli orologi a cucù. Non è più così, in realtà, e nel ranking di Monocle, Zurigo appare come una città in crescita, con un tasso di vivibilità davvero mirabile, in molta parte frutto della scena culturale: 50 musei, teatri e sale concerto, moltissime piccole gallerie, la presenza del Kunstalle Hauser & Wirth, il Migros Museum, e la nuova fiera “Art and the City”. Mi piace, infine, citare questa specie di playoff finale, come monito di quello che avremmo potuto essere nel nostro paese, nelle nostre meravigliose città. That’s the power of Zurich – there is place for everyone.