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Cosa è cultura? Un prodotto, un servizio? No. La cultura è un percorso di crescita personale che ci accompagna lungo tutta la vita per fornirci strumenti er leggere, interpretare, capire il mondo contemporaneo. Ogni giorno siamo in un sistema cultura, ci viviamo dentro; le relazioni che intratteniamo con gli altri sono il presupposto per un confronto fatto di idee, valori, progetti. L’espressione artistica è il momento di celebrazione di questo percorso. Le sue manifestazioni, i suoi eventi sono come speciali stazioni in cui fermarsi e lasciarsi percorrere da suggestioni e stimoli diversi.

Il progettista che si occupa di cultura ha una grande responsabilità. Deve facilitare questo percorso, sostenere persone e organizzazioni nell’acquisizione di competenze e conoscenze. Un ruolo fondamentale è quello dell’educazione, ma ci sono altre azioni che nel tempo stanno diventando allo stesso modo molto importanti. La capacità di produrre contenuti, ad esempio, l’abilità a favorire approcci interdisciplinari e ibridi in grado di arricchire la progettazione di un’idea di valore spendibile nel contesto sociale, la convergenza favorita dai media digitali, che stanno sempre più trasformando i nostri comportamenti di consumo culturale.

Dalle previsioni del World economic Forum, molti lavori si baseranno sulla capacità di leggere la complessità e di trovare adeguate soluzioni. Ciò significa che le nuove competenze dovranno fare riferimento a un background umanistico o sociologico. Il design delle soluzioni, in un certo senso, è un approccio culturale che attinge dal cosiddetto knowledge management, la gestione della conoscenza.

Entro il 2020, le skills più richieste saranno la capacità di coordinare progetti complessi, l’attitudine al problem solving, lo sviluppo del pensiero critico e la maturazione di tecniche di analisi, valutazione, comprensione della contemporaneità, la creatività, la gestione di strategie di valorizzazione delle persone e altre che appaiono evidenti nella tabella.

Il pensiero umanistico contiene in sé la ricchezza e il nutrimento per la crescita di queste skills. Il Knowledge Broker, così’ chiameremo il futuro professionista del design della cultura o delle culture – non volendo escludere la cultura aziendale da questo processo – sarà l’addetto al trasferimento del sapere o dei saperi all’interno dei contesti organizzati, pubbliche amministrazioni, fondazioni, imprese, associazioni. Saperi finalizzati a favorire l’empowerment, il benessere, lo sviluppo di abilità e la capitalizzazione del talento.

Ad esempio, prendiamo quest’ultimo punto, uno dei temi più delicati e difficili. Nel libro di Robert Kegan e Lisa Laskow Lahey, An Everyone Culture, becaming a deliberatly developmental organization, si parte da un assunto preciso: il miglior modo per liberare il potenziale di un’organizzazione è portare al massimo valore il potenziale dei suoi membri e collaboratori. Ogni organizzazione, da qui al prossimo futuro, dovrà domandarsi in che modo sviluppare il valore delle persone e come contestualizzarne il potenziale in un percorso di crescita ben preciso.

Il Knowledge Broker deve saper costruire il puzzle dei sistemi di competenze e conoscenze utili a raggiungere questi obiettivi.

 

 

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