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PRIMO INTERVENTO DEL TERZO GIORNO, 25 MAGGIO DALLE 10.00 ALLE 11.30

Il 23, 24, 25 Maggio, a Torino, presso la Biblioteca Centrale di Via della Cittadella, si è svolta la tre giorni dedicata all’innovazione del management culturale, un appuntamento ormai consueto che, grazie ai suoi preziosi compagni di viaggio, ha potuto proseguire il suo cammino nella divulgazione e formazione di competenze per i prossimi manager della cultura. Grazie alla collaborazione con Hangar Piemonte e Fondazione Piemonte dal Vivo e al supporto di Compagnia di San Paolo, The Next Stop ha potuto proporre questo momento importante di convergenza della cultura con il mondo dell’innovazione e degli strumenti della progettazione e comunicazione digitali.

Il progetto dagli albori è stato definito un Educational, a indicare la caratteristica di ibridazione di un format che nasce come talk, con l’obiettivo di informare e facilitare l’apprendimento di nuove conoscenze, per poi diventare conversazione corale e partecipata e, in alcuni casi, luogo di esercitazione di gruppo e attività di laboratorio. 

Terzo giorno – Come funzionano le informazioni in rete

Siamo tutti algoritmi biologici che processano informazioni e creano la loro realtà (Matteo G.P. Flora)

25 maggio, ore 10.00, Matteo Flora,  Come funziona il data storytelling – Un intervento sui generis, quello di Matteo Flora, esperto analista di dati e informazioni in rete. Prima di definire cosa sia il data storytelling e in che modo sia possibile “leggere” una storia seguendo un approccio narrativo da dati sensibili del comportamento degli utenti, l’ospite mette l’accento sul tema della percezione dei contenuti e dei messaggi che circolano nei media digitali, con una prevalenza dei social network.

Questione di percezioni – La percezione è il processo che porta l’interpretazione di un messaggio o di un contenuto ad assumere una forma di rappresentazione della realtà. Quando si parla di contenuti digitali si parla correttamente di esposizione alla tante e varie interpretazioni delle informazioni che circolano in rete. Il che, in un certo senso, apre la questione della veridicità dei dati acquisiti. Ogni essere umano è vulnerabile alle cosiddette bolle cognitive. Quando sia parla di Biases Cognitivi si intendono pattern sistematici di deviazione dalla norma o dalla razionalità nel giudizio. In qualche modo i bias ci spingono a creare una realtà soggettiva sviluppata sulla base di informazioni spesso non connesse tra loro in modo logico, cosa che porta quasi sempre a errori di valutazione. I Biases sono davvero molti, i più noti arrivano a 20 schemi di distorsione della percezione.

1 – Ancoraggio – le persone restano ancorate alla prima informazione che hanno acquisito e che, spesso, diventa il punto di partenza per successive argomentazioni;

2 – Bias di conferma – è un processo mentale che consiste nel selezionare le informazioni possedute in modo da porre maggiore attenzione, e quindi credibilità, su quelle che confermano le proprie convinzioni e, viceversa, ignorare o sminuire quelle che le contraddicono;

3 – Effetto Bandwagon – la probabilità che il credere in una verità da parte di un singolo soggetto possa crescere in base a quante persone credono in quella stessa teoria o informazione. Le persone spesso credono in alcune cose solo perché la maggioranza della gente ci crede;

4 – Information bias – la tendenza a cercare una molteplicità di informazioni a supporto di una propria idea o convinzione. In realtà non è detto che avendo più informazioni si raggiunga maggiore chiarezza, spesso una minore quantità di dati, se verificati e credibili, possono aiutare nel dare maggiore esattezza e coerenza alle idee;

5 – Placebo effect – la convinzione che una cosa avrà su di noi un determinato effetto porta a pensare necessariamente a quell’effetto come unico risultato possibile. Ad esempio, se un un individuo si convince che un farmaco potrà fargli bene, attribuirà ogni miglioramento all’uso di quel farmaco.

Sono solo alcuni esempi di pattern, schema mentale cognitivo che condiziona il comportamento della maggioranza delle persone nella percezione della realtà oggettiva. Il punto, rispetto alla teoria della percezione, è che tutte le persone sono in grado di processare milioni di informazioni, ma tutte hanno dei bug che possono dar vita a equivoci, malintesi, interpretazioni ambivalenti. 

Information Overload

Dal marketing di scopo al partecipatore propaganda – Le aziende e e le organizzazioni, visto il controllo sempre maggiore degli utenti e consumatori nel creare e pilotare le opinioni, devono interagire con il contesto inviando messaggi chiari, coerenti, intelligenti. Ad esempio, è un fatto indicativo il dato che il 70 % dei consumatori preferisca comprare prodotti da un’azienda che opera con dichiarati intenti e finalità sociali. È un dato altresì importante che l’81% del consumatori si informi online sull’azienda prima di acquistarne i prodotti. Anche sulla percezione delle informazioni ci sarebbe molto da dire: l’85% degli utenti si fida dei giudizi online come fossero giudizi espressi da amici conosciuti, e ben il 64% utilizza come esclusiva fonte di informazione e aggiornamento culturale le news pubblicate sui social. 
L’urgenza da parte delle aziende di posizionarsi all’interno del mercato (marketing di scopo pr l’offerta di prodotti e servizi), in una dialettica di conversazioni che crea una convergenza delle dichiarazioni di valore con gli obiettivi commerciali, la predisposizione del pubblico a equivocare o a rielaborare secondo propri schemi i messaggi, rappresentano oggi una criticità che può essere sfruttata in modo ambiguo. Uno dei fenomeni sempre più presenti in rete, infatti, è quello delle fake news che, nei casi più estremi, si trasforma in una sorta di propaganda (ne abbiamo esempi recenti e molto concreti in politica). La corretta definizione di propaganda è un’azione che tende a influire sull’opinione pubblica orientando determinati comportamenti collettivi e l’insieme dei mezzi con cui viene svolta.

Joseph Goebbels

 Il pericolo dietro la comunicazione – Le informazioni online crescono di numero e sempre più spesso vengono organizzate e gestite per rinforzare i Biases. Abili comunicatori, a volte al servizio di organizzazioni, enti pubblici o aziende, sperimentano modi sottili per influenzare le persone. Una delle conseguenza del cosiddetto information overload, che genera un perenne stato confusionale, è l’accettazione di realtà alternative, ambivalenti, spesso illogiche. Lo stesso uso dei dati, la possibilità di conoscere nel dettaglio i profili e le informazioni sensibili che li riguardano, sono punti critici che espongono gli individui a continui pericoli di influenza e manipolazione. Matteo come avviene un processo di Participatory Propaganda?

  • AudienceAnalysissegments identification
  • Create controversial contentbad or not, if it gets people to click on it and engage, use it
  • Feed the echo chambertargeting to the right audience, with content they like gets shared without being read

Un’opportunità per i brand – Esiste in questo scenario contorto una via integra e sana per le strategie di comunicazione delle aziendeL’approccio data driven, l’analisi, la lettura e l’interpretazione di dati estratti con software di vario tipo, permettono di identificare un comportamento dell’utenza e mettono in evidenza particolari altrimenti non visibili. I dati possono contribuire a pianificare azioni di decision making, grazie anche all’implementazione di processi di intelligenza artificiale che aiutano un’organizzazione a raggiungere i propri obiettivi. dal riconoscimento dei Biases e delle tecniche di comunicazione alla progettazione di messaggi orientati a target specifici. I dati contengono in nuce storie, e le storie sono lo strumento più efficace di coinvolgimento di un’audience.

CHI È MATTEO FLORA

Matteo Flora è esperto in Digital Reputation e Computer Forensics è CEO di The Fool, la Digital Reputation Company italiana dedicata al Monitoraggio, Analisi, Moderazione, Gestione e Tutela Legale della Reputazione e degli Asset Digitali. Ospite del Dipartimento di Stato Americano nell’ambito del progetto di cooperazione IVLP (International Visitors Leadership Program) che seleziona personaggi nel mondo che possono portare maggiore consapevolezza e cooperazione tra gli Stati Uniti e l’Italia, Dirige la Holding Tecnologica Samadhi, è mentor dell’Incubatore LUISS ENLABS, socio co-fondatore del Centro Studi Hermes per la Trasparenza e Diritti Umani Digitali e membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Italiano Privacy e Sicurezza IT oltre che Professore a Contratto in Open Source Intelligence nell’ambito del Master di II livello in Intelligence Economico Finanziaria dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

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